lunedì 18 gennaio 2010

Double bill! [REC] + QUARANTENA


[REC] – Spagna 2007, di Jaume Balagueró e Paco Plaza con Manuela Velasco, Vicente Gil, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Carlos Vicente, Pablo Rosso, David Vert, Jorge Serrano

QUARANTENAQuarantine – USA 2008, di John Erick Dowdle con Johnathon Schaef, Jennifer Carpenter, Columbus Short, Marin Hinkle, Joey King, Denis O'Hare, Rade Serbedzija

Una delle tante dimostrazioni dell’imbecillità degli americani sta nel fatto che ogni volta che vengono a conoscenza di un film straniero interessante, ne realizzano all’istante un remake casalingo che inevitabilmente risulta molto peggiore dell’originale, mancandone la freschezza e l’ispirazione. Se questa pratica può parzialmente trovare una giustificazione nel caso di pellicole orientali, considerate ostiche per il pubblico a causa di nomi e riferimenti culturali a noi estranei, (per non parlare degli attori, inespressivi e tragicamente tutti uguali tra loro ai nostri occhi) la cosa diventa incomprensibile in altri casi, come questo dello spagnolo [REC].

In effetti, a parte la scritta Bomberos sulle giacche dei vigili del fuoco, non c’è assolutamente nulla nel film iberico – che peraltro è girato completamente in interni – che tradisca la sua origine europea, ma tant’è: Quarantine è stato rapidamente realizzato e dato in pasto al pubblico,e, com’era lecito aspettarsi, non regge il confronto.

L’idea di base non è forse originalissima, ma è sempre efficace: lo spettatore assisterà alla vicenda di una troupe televisiva che, partita insieme ad un gruppo di pompieri per girare un servizio, si ritrova nel bel mezzo di un pericolosissimo e misterioso contagio: chiusi in un condominio dalle autorità, che bloccano tutte le uscite, i protagonisti se la dovranno vedere con gli inquilini ormai infetti, tramutati in una sorta di zombie parecchio irritabili…

La pellicola spagnola sfrutta abilmente il materiale di partenza, e riesce a colpire nel segno in più di un’occasione: lo scenografo ha fatto un lavoro egregio, e la fotografia in finta presa diretta fa il suo dovere. Già, perché tutta la storia viene ripresa dalla telecamera di uno dei personaggi, un po’ come accadeva in The Blair Witch Project per intenderci (anche se la paternità dell’idea è da ascriversi a Ruggero Deodato con il leggendario Cannibal Holocaust).

La prima delle note dolenti che riguardano il remake americano Quarantine è legata proprio a questo: le riprese sono troppo patinate per essere spacciate come autentiche, e gli stessi attori sono troppo belli e pulitini per risultare credibili nei loro ruoli: il tutto suona falso dalla prima all’ultima scena. Procedendo con la visione, l’inutilità di questo film si fa palese: in pratica l’originale viene rifatto parola per parola, inquadratura per inquadratura, ed esce dal confronto sconfitto su tutti i fronti. Ad aumentare la nostra perplessità nei confronti dell’operazione, c’è il fatto che gli autori statunitensi hanno lasciato i nomi spagnoli dei personaggi. A che pro?

Sia [REC] che Quarantine hanno ottenuto un discreto successo all’uscita nelle sale e probabilmente, visto da solo, il secondo non sarebbe neanche un horror disprezzabile. Ma, dato che si tratta in pratica dello stesso film, non vedo il motivo di perdere tempo con Quarantine visto che l’originale si conferma per l’ennesima volta migliore della copia.

IL GIUDIZIO DEL CRITICO

[REC] ****

QUARANTINE **

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