DIARY OF THE DEAD - USA 2008, di George A. Romero con Michelle Morgan, Joshua Close, Shawn Roberts, Amy Lalonde, Joe DinicolC'è chi sostiene che George Romero ha in pratica azzeccato i suoi primi splendidi zombie movies per caso, e poi è vissuto di rendita realizzando film che vanno dal passabile al brutto con l'andare degli anni.
C'è chi sostiene che il ritorno agli zombie avvenuto nel 2005 con Land of the Dead faccia schifo, un film che fallisce sia dal lato action/horror, che da quello del messaggio politico-sociale, da sempre marchio di fabbrica del cineasta di Pittsburgh: troppo urlato, banale.
Inevitabilmente lo stesso genere di critiche si è abbattuto anche su quest'ultimo episodio della saga dei morti viventi; ormai il cinema di genere si è evoluto, gli zombie corrono come centometristi, metafore troppo facili, Danny Boyle di qua, Zack Snyder di là, eccetera.
Ma neanche per idea. D'accordo, 28 giorni dopo è un gran bel film, ma non scherziamo con il maestro. Land of the Dead è secondo me un film godibilissimo, piacevolmente old fashioned, con uno stile un po' alla Carpenter, che nonostante i suoi difetti (ne ha, senz'altro) fa egregiamente il suo lavoro e diverte.
Questo Diary significa una sorta di ritorno alle origini: Romero ha dovuto arrabattarsi e fare un film a basso costo, in digitale, con attori sconosciuti (e per ottime ragioni: diciamo che il cast non è proprio l'aspetto migliore della produzione), ma grazie a questi motivi, è un film onesto.
Si vede che George questa volta non era legato a major e produttori assillanti, e il risultato è molto buono. L'aspetto da mockumentary è sicuramente un'idea non nuova, ma l'argomento viene trattato attraverso le lenti degli occhialoni del regista, in modo personale. La sua visione è lì, sullo schermo, adattata alle nuove tecnologie, ma in realtà la stessa da quarant'anni, e il messaggio non può che adattarvisi nella forma. Il dito accusatore di Romero viene puntato contro i media e le loro responsabilità nell'occultamento della verità: (e noi italiani ne sappiamo qualcosa ultimamente...) esemplare il cameo del regista nei panni del capo della polizia, intento ad insabbiare gli eventi...
Non siamo di fronte, ahimè, ad un capolavoro: il film è imperfetto, il finale è affrettato e in alcuni passaggi gira un po' a vuoto: ma qua e là fanno capolino scene degne del loro artefice, e chi ha visto il film non potrà non ricordarsi per sempre Samuel, l'Amish sordomuto, protagonista di un paio di sequesnze memorabili. Per quanto mi riguarda, sono cose che valgono cento volte la valanga di film sugli zombie che stanno uscendo negli ultimi anni, tutti uguali, tutti dimenticabili (con qualche eccezione, naturalmente).
Per quanto mi riguarda, Diary of the Dead è un'opera nel complesso validissima, e chi dice che Romero ha fatto la fine di Dario Argento non capisce niente di cinema.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ****
PS - Dato che nessuno si è degnato di distribuire il film in Italia, la versione visionata è in inglese con sottotitoli. Il che è molto meglio, data la natura da finta presa diretta del film, che sarebbe stato senz'altro rovinato dal doppiaggio.

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