GRAN TORINO - USA 2008, di Clint Eastwood con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Huer, Geraldine HughesI film di Clint Eastwood sono come i videogiochi della serie di Zelda o di Super Mario. Gli elementi che contengono sono grossomodo sempre gli stessi, e anche se non tutti gli episodi sono dei capolavori (ma alcuni lo sono eccome), riescono sempre a conquistarti.
Questo Gran Torino, ultimo film di Eastwood come attore, ne è un esempio classico. Il rapporto del protagonista Walt Kowalski con la sua famiglia, quello con il parroco, sembrano uscire dritti dritti da precedenti lavori del regista/attore.
E se vogliamo analizzare la sceneggiatura ci rendiamo facilmente conto di come questa storia di yankee vecchio e fascista che odia tutti gli stranieri ma poi scopre che non sono così male, sia una cosa trita e ritrita, già vista mille volte. man mano che il film avanza scopriamo di poter prevedere praticamente tutto ciò che succederà sullo schermo con una buona mezz'ora di anticipo. Però...
Però il vecchio Clint mi ha fregato un'altra volta. Certo, non siamo di fronte al suo film migliore (che è, a mio avviso, Gli spietati), ma come si fa a non ghignare vedendo la rabbia trattenuta di Walt alle prese con gli Hmong o ancor peggio con i nipoti? come si fa a non intenerirsi quando lo vediamo sciogliersi? e soprattutto, come si può non tifare per lui quando dimostra di essere veramente il duro più duro che c'è, facendoci tornare alla mente il 1969, quando insieme a Richard Burton costituiva la coppia di duri più fica mai vista al cinema nell'immenso Dove osano le aquile, alla faccia dei ridicoli modelli maschili del cinema di oggi perfettini, mezzi emo, mezzi gay, mezze cartucce? Ma sto divagando.
In effetti si può dire che senza di lui nel ruolo di indiscusso protagonista, la pellicola sarebbe passata completamente inosservata, nonostante tutto non posso parlarne male. Perchè quando un film riesce a farti entrare in empatia con i suoi protagonisti significa che ha colto nel segno in qualche modo, e il magone che verrà alla maggioranza degli spettatori quando cominceranno a scorrere i titoli di coda credo che significhi qualcosa. E poi è così bello ogni tanto disintossicarsi del cinema chiassoso e saturo di spettacolarità che va tanto al giorno d'oggi, per tuffarsi in una messa in scena scarna in modo quasi esagerato, ma funzionale alla storia narrata, che in effetti quello è, una vicenda di tutti i giorni (almeno in America, forse).
E' possibile che questo film non meriti le quattro stelle, ma darne solo tre mi pare ingiusto nei confronti del grande vecchio del cinema americano. Un uomo che alla sua età ha ancora voglia di mettersi davanti alla macchina da presa per un'ultima volta e cercare di emozionarci, merita tutto il nostro rispetto e la nostra ammirazione. E perchè no, anche il nostro affetto. Il mio ce l'ha di sicuro. Grazie Clint.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ****

Aspetta un momento....ottima introduzione, ma la storia, quindi, qual'è?
RispondiEliminaGeneralmente cerco di spoilerare il meno possibile, considerando che le recensioni le tengo abbastanza brevi non mi dilungo mai troppo con la trama...comunque fidati, è bello :D
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