martedì 14 luglio 2009

Quattro carogne a Malopasso

QUATTRO CAROGNE A MALOPASSO – Italia 1989, di Vito Colomba con Salvatore Cipponeri, Tony Genco, Daniele D’Angelo

Per chi, come me, è cresciuto con i primi mitici programmi della Gialappa's Band, Quattro carogne a Malopasso costituisce una sorta di santo graal trash. Questo capolavoro, opera prima e ultima di quel Vito Colomba indimenticabile maestro di regia ai tempi di Mai dire TV, è stato un tesoro inaccessibile per moltissimi anni. Recentemente, grazie alla grande Rete, un anonimo santo che non smetterò mai di ringraziare (ma mi pare che sia un membro del forum di filmbrutti.com) è riuscito a procurarsene una copia dallo stesso regista, e a condividerla col mondo intiero.

Per chi non lo sapesse, QCAM è un film semi-amatoriale girato per un'emittente privata siciliana. Già dai primi istanti di visione si possono capire molte cose: errori di ortografia nei titoli di testa, e la simpatica dicitura "attrezzature di ripresa con mezzi di fortuna" ci mettono dello stato d'animo giusto per goderci la straordinaria epopea di Bill Nelson, cowboy senza macchia che, tornato nella natia Malopasso dopo dieci anni di lontananza (per la precisione, a Sant'Agata) scopre che il paese è nelle mani di una banda di prepotenti, collusi con le cariche pubbliche, e i pochi funzionari onesti rimasti - come lo sceriffo Sem Hoara (sic) - si barcamenano come possono cercando di non farsi ammazzare.

Vi ricorda qualcosa? In effetti, Colomba utilizza un'ambientazione western per fare una metafora della mafia, e la cosa è evidente soprattutto nell’amarissimo finale.

Mi sembra scontato come sia impossibile utilizzare per questo film lo stesso metro di giudizio che si userebbe per un qualunque prodotto commerciale: qui si tratta di una realizzazione amatoriale, e si vede. In particolare gli attori (oltre a essere tutti di una bruttezza estrema, il protagonista è un ceffo patibolare d’altri tempi) sono alle prese con la recitazione per la prima e immagino unica volta nella loro vita, e recitano le loro battute con l’intonazione di chi legge l’elenco del telefono, oltretutto esprimendosi con pesante accento siciliano.

Il sonoro è qualcosa di indescrivibile, musiche, effetti e dialoghi attaccano e staccano a piacimento con volumi a caso, e spesso senza alcuna attinenza con quello che accade sullo schermo: memorabile una sparatoria in piena prateria commentata da rumori di vetri rotti. La costumista e lo scenografo hanno poi stabilito che qualunque oggetto avesse più di 20 anni fosse sufficientemente vecchio per apparire nel film, quindi ecco a voi macchine da cucire Singer, impianti elettrici sulle pareti, impermeabili in similpelle anni 70, e addirittura nell’ufficio dello sceriffo, gli avvisi da ricercato buffi che si fanno a Gardaland. Insomma, una gioia per gli occhi.

A tutte queste splendide caratteristiche aggiungo che – nonostante i dialoghi siano scritti malissimo, e con malissimo intendo che ignorano le più elementari regole della grammatica e della sintassi – gli elementi narrativi che compongono la vicenda sono messi giù in modo sostanzialmente corretto, e addirittura il buon Vito Colomba ci dimostra che riesce ad imbroccare inquadrature ben composte spesso e volentieri: il tutto risulta poi fotografato in modo assolutamente dignitoso per essere una realizzazione a costo zero (e risalente a 20 anni fa, quando di computer manco a parlarne). Così, tra scontri a fuoco con tanto di pistole e cappelli che saltano come nella migliore tradizione, primi piani alla Sergio Leone, effetti speciali stupefacenti e addirittura un paio di scene ben montate (ma giusto un paio), si arriva al finale che, come ho già detto, è amaro e coraggioso.

Ora che è finalmente disponibile, Quattro carogne a Malopasso è una visione obbligata per chiunque ami il trash, ma l’ingenua passione con cui è stato realizzato non consentono che si possa riderne con cattiveria. Honi soit qui mal y pense.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO *

2 commenti:

  1. QUESTO E' IL LINK PER SCARICARLO DIRETTAMENTE VIA MEGAUPLOAD!

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  2. Ciao Sono quel misterioso utente della rete (e anche membro di filmbrutti.com) che ha recuperato questo capolavoro!
    orgoglioso di aver portato alla luce una perla brutta come questa!!
    complimenti per la recensione!
    CIAO!!

    ZED COSTELLO

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