
FRANKLYN - Francia/Gran Bretagna 2008, di Gerald McMorrow con Eva Green, Jay Fuller, Bernard Hill, Art Malik, Kika Markham, Ryan Phillippe, Gary Pillai, Sam Riley
Fino a qualche anno fa l'idea di realizzare un cinecomic cupo e gotico ambientato in un mondo distopico sembrava geniale: oggi un po' meno, dato il fiorire di pellicole del genere che c'è stato nell'ultimo periodo. Ci sono però degli elementi che distinguono questo Franklyn dalle opere che lo hanno preceduto: innanzitutto l'essere una produzione britannica a (relativamente)basso budget, in secondo luogo - nonostante i trailer e la promozione lo spaccino per un film d'azione/fantascienza dal taglio palesemente fumettistico - qui si è voluto fare qualcosa di diverso a livello di sceneggiatura.
Infatti avremo a che fare con quattro personaggi, protagonisti di altrettante storie parallele, tre ambientate nella Londra di oggi, e una nell'immaginaria "città di mezzo", megalopoli dalle atmosfere steampunk dove la religione, qualunque essa sia, la fa da padrona. Naturalmente le quattro storie sono destinate ad incontrarsi nel finale, ma - e qui sta la sorpresa - l'azione è davvero poca: vedremo le peregrinazioni di un uomo anziano alla ricerca del figlio, fuggito da un ospedale psichiatrico; la storia di una giovane artista afflitta da una fortissima depressione; la vicenda di Milo che, scaricato dalla fidanzata a pochi giorni dalle nozze, si mette alla ricerca di un'amica d'infanzia. Ma soprattutto potremo seguire le gesta di Franklyn, vigilante mascherato, unico ateo in una città dove domina il fanatismo...
Devo dire che il film, per buona metà, non convince per niente. Certo le scene ambientate nella città di mezzo sono affascinanti e raffinate (anche se ho trovato un po' troppo marcata la derivazione da altre opere, ma ci tornerò), ma passa veramente troppo tempo prima che vengano dati allo spettatore i primi indizi su come possano le tre linee narrative essere collegate. Perchè è una cosa ovvia fin dall'inizio, ma il film tergiversa per quasi un'ora senza un senso, dando nettamente la sensazione che voglia essere incomprensibile apposta, e il rischio, altissimo, è quello di annoiare il pubblico.
Giunto alla fine, la mia impressione è che forse avrebbero fatto meglio a tagliare una delle quattro storie (direi decisamente quella di Milo) e approfondire un po' di più le altre: in questo modo avrebbero reso il ritmo della narrazione meno frammentato.
Ma questi ovviamente sono discorsi che lasciano il tempo che trovano: com'è il film?
E' senz'altro ben realizzato, considerata l'esiguità del budget a disposizione (12 milioni di dollari dichiarati): discreto il cast, buona la fotografia, più convincente nelle scene "normali" che in quelle nella città di mezzo, e a proposito, voglio tornare un attimo sul discorso delle influenze.
La principale fonte di ispirazione per gli autori è senz'altro Alan Moore: se il protagonista è fin troppo simile a Rohrshach di Watchmen (anche l'elemento scatenante la sua crociata è identico, il rapimento finito male di una bambina), l'atmosfera deve molto a V for vendetta. Ma non solo: sono chiare le influenze milleriane (sin city, e il più recente e pessimo the spirit, che Will Eisner possa riposare in pace...) nonchè di altri film del genere come il classico Blade Runner o Dark City. Insomma, il tutto è ben realizzato, ma sa un po' di già visto, e i vari clichè del genere, come la voce fuori campo, non mancano. In pratica il risultato è curiosamente quello di un film che riesce ad essere più insolito ed originale nell'idea che sta alla base della sceneggiatura che non nella realizzazione vera e propria. Io non sono rimasto molto convinto, ma non credo che comunque meriti la stroncatura. Tutto sommato, se visto con la dovuta attenzione, pena il non capire alcuni passaggi fondamentali, è un prodotto con la sua dignità.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ***

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