domenica 5 luglio 2009

Lethal Alligator

LETHAL ALLIGATOR - Supercroc - USA 2007, di Scott Harper con Kim Little, Matthew Blashaw

Se esistessero delle gare sullo stile di quelle canine, in cui gli amanti dei film brutti presentano orgogliosamente i propri campioni di stupidità, scovati nei cestoni dei centri commerciali o dopo lunghe ricerche sulla rete, credo che Lethal Alligator avrebbe ottime possibilità di ottenere qualche premio.
E' un film della Asylum, il che è già un bel biglietto da visita. Per chi non lo sapesse, la Asylum è una casa di produzione specializzata nel realizzare squallidi cloni a basso costo di film famosi e farli uscire in genere poco prima dell'originale in modo da gabbare qualche gonzo; in questo caso poi lo squallore raggiunge livelli ancora maggiori, dato che le fonti d'ispirazione per questo gioiellino sono un paio di film a base di coccodrilli che non sto neanche a nominare, data la loro pochezza.
Clone squallido di film già insulsi, dunque: ottima premessa.
Dopo gli ottimi titoli di testa, 7-8 minuti in cui vediamo dei soldati parlare dei fatti loro mentre camminano in un boschetto senza che ci sia dato di sapere il perchè mentre scorrono i nomi di chiunque abbia partecipato anche in maniera minima alla realizzazione della pellicola, compresi addetti al catering, autisti e sarte, il coccodrillone fa la sua comparsa mangiando un paio di persone. Evidentemente ne gradisce il sapore, perchè decide di uscire dall'acqua e sterminare la razza umana: nel frattempo i sopravvissuti girano senza una meta per il bosco (a pochi chilometri da Los Angeles, mica nel mezzo dell'Amazzonia). Per fortuna possono contare sul sollecito supporto dello staff del Generale che, da una stanzetta 4 metri per 3 attrezzata con un paio di computer, coordina tutte le operazioni in modo mirabile. Dopo aver mandato un elicottero a recuperare i dispersi, e dopo che l'elicottero è stato mangiato al volo dal coccodrillo, i poveri soldatini, che poi sarebbero gli eroi della situazione, vengono dimenticati, e si tenta in ogni modo di fermare il rettilone, ad esempio tirandogli dei missili che ovviamente non gli fanno neanche il solletico: la dottoressa Parrot ci spiega che la bestia è assolutamente invulnerabile. Nel frattempo, quattro cialtroni su un Ducato bianco rubano le uova del coccodrillo....
Ma ho perso fin troppo tempo a descrivere l'inutile e stupidissima trama, in realtà il bello di questo film è la qualità infima per cui si distingue in ogni suo aspetto. Per prima cosa, il coccodrillo in CG è ovviamente fatto malissimo,e il riciclo (cambiando i fondali: tra l'altro non ho mai visto un compositing così miserabile) delle poche animazioni realizzate è esageratamente spudorato: ma non è la cosa peggiore del film. i nostri occhi increduli possono assistere a mitra giocattolo spacciati per veri che sparano con un tristissimo effetto fiammata fatto in postproduzione (e dovreste sentire l'effetto sonoro delle detonazioni!). Quando entrano in scena i mezzi militari, veniamo deliziati da immagini di repertorio prese qua e là (con tanto di aerei che cambiano modello da un'inquadratura all'altra) a cui vengono applicati dei pietosi filtri per cercare di uniformare i filmati alla fotografia giallastra del resto del film. Chicca delle chicche, possiamo scompisciarci in una scena della durata di alcuni minuti in cui probabilmente il regista e il direttore della fotografia erano andati a pranzo, e quindi via con le teste dei personaggi tagliate a metà, le inquadrature in cui non è inquadrato NIENTE, o in cui è tutto fuori fuoco...un delirio che consegna definitivamente quest'opera agli annali dei film orrendi.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO *

giovedì 2 luglio 2009

Transformers - La vendetta del caduto

TRANSFORMERS - LA VENDETTA DEL CADUTO - USA 2009, di Michael Bay con Shia Leboeuf, Megan Fox, John Turturro

Il primo Transformers era riuscito a metà.
Soffriva di una parte centrale un po' insulsa, e soprattutto di fastidiose cadute di tono, con i robottoni che giocavano a nascondino nel giardino e dicevano "bella raga". Però si faceva perdonare con scene d'azione fantastiche, per le quali gli applausi agli straordinari professionisti della Industrial Light & Magic non saranno mai abbastanza.
Un sequel, si sa, deve essere "di più" rispetto all'originale se non vuole risultare deludente: inoltre non si è costretti a perdere tempo per presentare i personaggi e l'ambientazione: se si è abili, il secondo film di una serie può venire meglio del predecessore, prima che la motivazione cali con un terzo capitolo che in genere è una schifezza; gli esempi recenti non mancano, come la serie di Spiderman o il Batman di Christopher Nolan (chissà se mi vorrà smentire con un terzo capitolo ancora migliore del secondo, io sono qui che aspetto!).
Il simpatico Michael Bay - anche se sono certo che ci abbia messo pesantemente lo zampino il produttore Steven Spielberg che si è ufficialmente bevuto il cervello già da qualche anno - ha preso questa regola in parola realizzando un kolossal che è a tutti gli effetti "di più" rispetto al precedente. Purtroppo per noi, non ha pensato di fare un'analisi di cosa funzionava e cosa no, quindi ci ritroviamo con una serie di scene fantastiche di robottoni, mazzate, esplosioni, tramonti, elicotteri e casini vari: gli effetti speciali sono incredibili, il talento di Bay nel riprendere questo genere di cose è indiscutibile, e il tutto è una vera gioia per gli occhi e le orecchie. Peccato che dobbiamo sorbirci anche una quantità veramente eccessiva di siparietti "comici" insopportabili.
Ora, dato il successo del primo capitolo e con le spalle parate dal lavoro della ILM nelle scene d'azione, gli omini della Dreamworks avrebbero potuto riempire il resto del film con Bumblebee seduto su uno sgabello impegnato a recitare tutti i "generò" del Vangelo di Matteo e avrebbero ottenuto ugualmente un grande incasso, cosa che infatti sta puntualmente avvenendo. Ma perchè non provarci, a fare un film accettabile anche per i non cerebrolesi? Mi sorge il dubbio di essere io, quello che non capisce, dato che il pubblico in sala se la rideva beatamente.
Rideva vedendo i robot piangere, sbavare e scoreggiare.
Rideva quando la madre del protagonista, dopo aver senza alcuna ragione logica mangiato dei dolcetti alla marjiuhana, dà fuori di matto manco si trattasse di un chilo di LSD in una scena lunghissima, inutile e stupida come me ne ricordo poche.
Rideva per i cagnetti piccoli e buffi che si inculano, per il robottino che si vuole fottere la gamba di Megan Fox (lo posso capire, del resto), per il robot vecchio col bastone (per dio!).
E poi ci sono i due robot gemelli imbecilli che parlano come due rappettari e hanno il dente d'oro, e la scena col nanetto assolutamente inutile, messa lì solo per far dire al pubblico "guarda, c'è quello che faceva l'umpa lumpa!"....E potrei continuare a lungo.
L'impressione è che Michael Bay sia arrivato a metà delle riprese e poi abbia dato il cambio a Neri Parenti. In effetti bastava far doppiare i gemelli ai fichi d'india, Optimus a De Sica, Bumblebee al Cipolla e avevamo già pronto Natale a Cybertron, il nuovo cinepanettone con 200 milioni di dollari di budget. E non mi interessa se il pubblico affolla le sale anche per vedere i cinepanettoni, io mi rifiuto di pensare che sono io quello che non capisce una mazza.
No, mannaggia tutti i santi apostoli, NO. Innanzitutto gli umpa lumpa veri erano arancioni e coi capelli verdi, ma soprattutto questo film è una merda. Ah, ed è INTERMINABILE.
Ammetto che quando i robot si picchiano è una goduria, ma era meglio aspettare il DVD per poter vedere solo le scene coi botti saltando tutto il resto...
IL GIUDIZIO DEL CRITICO **

venerdì 26 giugno 2009

Kaw - L'attacco dei corvi imperiali

KAW - L'ATTACCO DEI CORVI IMPERIALI - Kaw - USA 2007, di Sheldon Wilson con Sean Patrick Flanery, Stephen Mchattie, Kristin Booth, Rod Taylor

Che belli, i film che istigano all'odio verso le minoranze. In questo caso, i mennoniti, comunità di protestanti simili agli amish ma che possono guidare la macchina. Questi figuri, oltre a rovinare la vita ai figli che cercano di integrarsi con la popolazione, e a bullarsi delle loro monumentali barbe (che in alcuni casi sono clamorosamente posticce), hanno anche la bella pensata di nascondere a tutti l'infezione da mucca pazza che ha colpito il loro bestiame, causando così un'invasione di corvi pazzi che cibatisi delle carcasse delle mucche, sono stati infettati a loro volta. Naturalmente il virus sui corvi ha un effetto un tantino diverso che sulle povere mucche: i volatili acquisiscono una forza sovrumana, un'intelligenza notevolissima (per quanto i corvi siano realmente animali intelligentissimi) ma soprattutto un'inestinguibile fame di carne umana.
Spetterà allo sceriffo Wayne, all'ultimo giorno di servizio prima di trasferirsi in città, salvare la cittadina di provincia da questa terribile minaccia: aiutato dal (forse ex) alcolizzato Clyde, cercherà pure di salvare un gruppetto di ragazzine petulanti come se ne sono viste raramente.
Già dalle premesse, pare logico che questo film (che tecnicamente è un tv movie, ma che è stato anche presentato ad alcuni festival) sia destinato ad affogare in un mare di banalità profondo come la fossa delle Marianne, e in effetti il tutto si svolge in maniera alquanto prevedibile fino all' incredibile e sconvolgente (se non si capisce sono sto facendo del sarcasmo) colpo di coda finale.
Penso che si sia capito che questo film è una triste, miserabile pagliacciata da due stelle, anche se alcune sue divertenti caratteristiche sono state in grado di farmene dubitare in almeno un paio d'occasioni. In primo luogo, l'atteggiamento inspiegabilmente timoroso che le persone hanno nei confronti dei corvi anche prima che essi inizino a uccidere. Poi, l'incredibile letalità degli uccellacci, bastano un paio di ferite per uccidere una persona, manco avessero intinto il becco nel cianuro: esemplare la scena della morte del vicesceriffo, un uomo grande e grosso che una volta finite le munizioni si accascia a terra attaccato da due o tre corvi al massimo. Ora, d'accordo che le beccate fanno male, ma dato che la scena si svolge in strada a non più di cinque metri dalla porta del suo ufficio, il tutto ha un effetto piuttosto comico.
Infine è interessante notare che se gli yankees fossero stati a conoscenza di un rivoluzionario apparato tecnologico chiamato "tapparella" probabilmente non ne sarebbe morto neanche uno.
L'ultima rimostranza che mi viene da esprimere è per la mancanza quasi totale di gore: qualche effetto sanguinolento e qualche bulbo oculare strappato avrebbero reso un pochino più interessante quest'inutile produzione, che così com'è ricorderò solo per avermi fatto scoprire che fine ha fatto Sean Patrick Flanery, che apprezzavo tanti anni fa guardando Le avventure del giovane Indiana Jones...
Una brutta fine, a quanto pare.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO **

lunedì 22 giugno 2009

Primal Park - lo zoo del terrore


PRIMAL PARK - LO ZOO DEL TERRORE - Attack of the sabretooth - USA/Australia 2005, di George Miller con Robert Carradine, Stacy Haiduk, Nicholas Bell, Brian Wimmer

A volte anche le poche certezze che abbiamo nella vita sono destinate a crollare.
Io, per esempio, ero convinto che non fosse umanamente possibile creare un film ispirato a Jurassic Park peggiore del Chicken Park di Jerry Calà, invece mi sono dovuto ricredere dopo aver visionato questo capolavoro.
Primal Park, dunque: un film che può vantare una sceneggiatura talmente sconnessa, illogica e frammentaria da sconcertare. In pratica c'è il parco, non con i dinosauri ma con le tigri dai denti a sciabola, c'è il padrone del parco, c'è il gruppo di ragazzotti imbecilli che non si sa perchè siano lì all'incontro con i potenziali finanziatori (sul serio, non si sa), c'è il servizio di sicurezza del parco costato un miliardo di dollari che è composto da 4 (QUATTRO, di cui due sono gravemente obese) persone armate con fucilini del diciannovesimo secolo. Tutti questi personaggi ed elementi sono mescolati in modo assolutamente casuale, le loro azioni non rispondono a nessun criterio logico e hanno una strana tendenza a teletrasportarsi da un luogo all'altro senza che si sappia il come ed il perchè. Inoltre, i dialoghi sono talmente scritti male che a volte non si riesce a capire di cosa diavolo stiano parlando i personaggi. Gli attori, del resto non ci aiutano con le loro performance atroci.
Mentre questa pantomima imbarazzante procede stancamente tra intrighi e momenti comici irresistibili (una delle ragazze insulta il compagno dandogli del "pezzo di fango"), oltretutto tradendo la sua origine televisiva mostrandoci pietosamente gli stacchi destinati alla pubblicità, possiamo goderci qualche sporadica apparizione delle tigri dai denti a sciabola, tigri che - come spiega un tizio che sembra Poncharello col mascara - sono bulimiche, ovvero dopo aver mangiato vomitano per poter mangiare di nuovo. Ottimo pretesto per spiegare come mai due sole tigri mietono così tante vittime, non c'è che dire.
I letali felini sono realizzati molto male in computer graphic e i momenti "horror" sono generalmente brutti e stupidi come tutto il resto in questo film. Da segnalare perle di umorismo come quando il capo della sicurezza e due dei giovani trovano il cadavere dilaniato di una loro amica, e lui li avverte di stare attenti, che il sangue è scivoloso e potrebbero cadere e farsi male. O quando li mette in guardia che se non seguono i suoi ordini potrebbero finire anche loro così o peggio, e alla giusta domanda se sia possibile finire peggio di così, lui stringe gli occhi e risponde "sì....pezzi più piccoli".
Arrivati ormai agli ultimi minuti della pellicola, stavo già valutando se insignire quest'opera dell'onore della stelletta singola o meno, quando è giunto in mio aiuto il climax di tutti i climax. Una scena che poteva essere girata con un semplice modellino di polistirolo e la spesa di poche decine di euro è stata invece realizzata in computer graphic, ma di una qualità così ignobile da lasciare attoniti. Se non avete paura di rovinarvi il finale, potete vedere di che si tratta cliccando sul video sottostante...
Primal Park: l'ennesima dimostrazione che quando si raggiunge il fondo, si può sempre cominciare a scavare... e che al mondo c'è sempre qualcosa di peggio di Jerry Calà.
Quasi quasi rivaluto anche Vita smeralda.....
IL GIUDIZIO DEL CRITICO *

lunedì 15 giugno 2009

KEN IL GUERRIERO - LA LEGGENDA DI RAOUL


KEN IL GUERRIERO - LA LEGGENDA DI RAOUL - Shin Kyuseishu Densetsu Hokuto no Ken - Raō Den II Gekitō no Shō, Giappone 2007, di Toshiki Hirano, scritto da Buronson e Tetsuo Hara

Che bello, poter scrivere di Kenshiro nel 2009.
Non mi sarei mai immaginato, quando alcuni anni fa venivo a conoscenza del progetto di riportare in vita il guerriero di Hokuto, che questi prodotti sarebbero arrivati anche nelle nostre sale cinematografiche. Sono felice di essere stato smentito; evidentemente, e questo non può non farmi piacere, la popolarità di questo personaggio continua ad essere grande nel nostro paese, nonostante le generazioni cambino e la serie animata non abbia una replica televisiva ormai da diversi anni.
Il primo film, La leggenda di Hokuto, uscì (in Italia) nel luglio 2008 ottenendo quasi inaspettatamente un buon risultato, sia di pubblico che di critica: incredibile a dirsi, pure la maggior parte dei critici nostrani ne parlò sui media generalisti con cognizione di causa, spesso cogliendone anche il messaggio. Il secondo capitolo, La leggenda di Julia, è uscito solo in DVD, ma niente paura: anche in Giappone è stato così, faceva parte del progetto. La leggenda di Raoul è dunque la terza di cinque parti: seguiranno quelle di Toki (in DVD) e, infine, Kenshiro stesso.
Interessante l'idea che sta alla base di questa serie di film: ripresentare gli eventi principali della prima serie televisiva con il punto di vista di vari personaggi, mettendoli quindi in una luce differente e svelando alcuni retroscena inediti. In particolare, questo film dedicato a Raoul ripercorre le vicende a partire dalle cinque forze di Nanto fino alla fine della prima serie: chiaramente sono stati fatti dei tagli (le cinque forze sono diventate in pratica tre: non c'è traccia di Huey ma soprattutto di Juza) ma ciò che rimane è ugualmente interessante.
Interessante per gli estimatori della serie, sia chiaro: dubito che uno spettatore che non conosce il manga o l'anime possa apprezzare più di tanto. Ma del resto, è agli appassionati che si rivolgono gli autori, ed ecco quindi apparire numerosi i riferimenti a personaggi e situazioni più o meno accessibili solo agli esperti, dall'isola degli Shura a Orca Rossa, passando per il generale Barga che non si era mai visto nell'anime, ma solo negli ultimi capitoli del manga; fa il suo ritorno anche Reina, il personaggio creato appositamente per questa nuova serie di film. Sarà lei la madre del figlio di Raoul? speriamo che prima della fine ci verrà svelato questo mistero...
E così, tra tizi con la cresta che esplodono allegramente in una fontana di sangue e omaccioni assurdamente muscolosi che si sciolgono continuamente in lacrime, la tragedia si consuma, con i medesimi pregi e difetti che questa saga ha sempre avuto, primo fra tutti un eccesso di melodramma che sfiora a volte il ridicolo: ma è giusto che sia così.
La realizzazione tecnica è di buon livello, ottimi il character design (nel quale è coinvolto anche Tsukasa Hojo per i personaggi femminili) estremamente fedele al tratto originale di Tetsuo Hara, e i disegni, un po' scarna e ridotta al minimo l'animazione, ma del resto questo è un problema comune a tutte le produzioni giapponesi di oggi (con l'eccezione delle opere dello Studio Ghibli, Otomo o Satoshi Kon, ma si parla di budget ben superiori): l'animazione costa molto più di una volta, infatti da questo punto di vista il vecchio film degli anni 80 era decisamente superiore!
E' inevitabile, credo, che il mio giudizio per un film di questo tipo non possa essere oggettivo: per chiuque non sia cresciuto disegnandosi le sette stelle di Hokuto sul petto con la biro e urlando "uatà" dava credito a voci di corridoio che parlavano di terze, quarte, settime (!) inesistenti serie che venivano trasmesse solo nella terra del sol levante, non vale più di due stelline.
Ma io, come mi pare sia chiaro, faccio parte di quella categoria...
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ****

domenica 7 giugno 2009

Dead Snow

DEAD SNOW - Død snø, Norvegia 2009, di Tommy Wirkola con Stig Frode Henriksen, Charlotte Frogner, Ørjan Gamst, Vegar Hoel

Ah, la Norvegia.
Il suo PIL pro capite è il secondo al mondo, la criminalità ridotta al minimo, quasi inesistenti problemi derivanti dall'immigrazione. Un sistema educativo eccellente.
Un paese dove l'incredibile bellezza della natura incontaminata ti lascia senza fiato. Dove le donne sono tutte alte, bionde e belle, ma non se la tirano come in Italia. Anzi, può capitare che un gruppo di belle figliole vada in vacanza in un luogo isolato con dei ragazzi quasi sconosciuti uno più sfigato dell'altro. Qui, tra la maestosità delle montagne innevate, tra giochi e palle di neve, il ciccione nerd del gruppo non può neanche recarsi a defecare senza essere raggiunto da una delle suddette belle figliole, ansiosa di consumare un ardente amplesso direttamente sulla tazza. Purtroppo questo quadro idilliaco presenta una macchia, costituita da un ben nutrito gruppo di soldati nazisti zombie che gironzolano nei paraggi da una cinquantina d'anni...
Ebbene sì, per la gioia di noi tutti, ma soprattutto la mia, i nazi zombies sono tornati, in un film che dopo un primo tempo decisamente noiosetto dove accade ben poco e non si capisce quale direzione voglia prendere, a un certo punto sterza decisamente verso la commedia horror e pigia l'acceleratore regalandoci una divertente e grandguignolesca mattanza di morti viventi, all'insegna di falci e martelli - usati doverosamente insieme - coltellacci che tagliano corpi a metà manco fossero i miracle blade dello Chef Tony, fucili, motoseghe e armamentari vari. C'è pure un tizio che monta una MG42 davanti a una motoslitta. Le gag si susseguono a ritmo serrato tra sbudellamenti e auto-amputazioni degne di Bruce Campbell e alcune sono davvero riuscite (una scena con protagonista una bottiglia molotov è da standing ovation). Insomma, nonostante il basso budget e la sceneggiatura che potrebbe essere stata scritta sul tovagliolo di un bar (e non escludo che sia stato così: i ragazzi sono nella baita - arrivano gli zombie - massacro. Titoli di coda) il film riesce a divertire, grazie anche all'aiuto del miglior scenografo del mondo, ossia la meravigliosa natura scandinava. Peccato che giri a vuoto per tre quarti d'ora prima di ingranare la marcia, altrimenti ci saremmo trovati di fronte a un piccolo cult movie, ma tutto sommato non ci si può lamentare troppo.
Ricapitolando: paesaggi stupendi, gnocche e zombie nazisti. Domani vado in agenzia viaggi....
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ***

NB - il film è ancora inedito in Italia, la versione visionata è quella in lingua originale con sottotitoli

martedì 19 maggio 2009

Franklyn


FRANKLYN - Francia/Gran Bretagna 2008, di Gerald McMorrow con Eva Green, Jay Fuller, Bernard Hill, Art Malik, Kika Markham, Ryan Phillippe, Gary Pillai, Sam Riley

Fino a qualche anno fa l'idea di realizzare un cinecomic cupo e gotico ambientato in un mondo distopico sembrava geniale: oggi un po' meno, dato il fiorire di pellicole del genere che c'è stato nell'ultimo periodo. Ci sono però degli elementi che distinguono questo Franklyn dalle opere che lo hanno preceduto: innanzitutto l'essere una produzione britannica a (relativamente)basso budget, in secondo luogo - nonostante i trailer e la promozione lo spaccino per un film d'azione/fantascienza dal taglio palesemente fumettistico - qui si è voluto fare qualcosa di diverso a livello di sceneggiatura.
Infatti avremo a che fare con quattro personaggi, protagonisti di altrettante storie parallele, tre ambientate nella Londra di oggi, e una nell'immaginaria "città di mezzo", megalopoli dalle atmosfere steampunk dove la religione, qualunque essa sia, la fa da padrona. Naturalmente le quattro storie sono destinate ad incontrarsi nel finale, ma - e qui sta la sorpresa - l'azione è davvero poca: vedremo le peregrinazioni di un uomo anziano alla ricerca del figlio, fuggito da un ospedale psichiatrico; la storia di una giovane artista afflitta da una fortissima depressione; la vicenda di Milo che, scaricato dalla fidanzata a pochi giorni dalle nozze, si mette alla ricerca di un'amica d'infanzia. Ma soprattutto potremo seguire le gesta di Franklyn, vigilante mascherato, unico ateo in una città dove domina il fanatismo...
Devo dire che il film, per buona metà, non convince per niente. Certo le scene ambientate nella città di mezzo sono affascinanti e raffinate (anche se ho trovato un po' troppo marcata la derivazione da altre opere, ma ci tornerò), ma passa veramente troppo tempo prima che vengano dati allo spettatore i primi indizi su come possano le tre linee narrative essere collegate. Perchè è una cosa ovvia fin dall'inizio, ma il film tergiversa per quasi un'ora senza un senso, dando nettamente la sensazione che voglia essere incomprensibile apposta, e il rischio, altissimo, è quello di annoiare il pubblico.
Giunto alla fine, la mia impressione è che forse avrebbero fatto meglio a tagliare una delle quattro storie (direi decisamente quella di Milo) e approfondire un po' di più le altre: in questo modo avrebbero reso il ritmo della narrazione meno frammentato.
Ma questi ovviamente sono discorsi che lasciano il tempo che trovano: com'è il film?
E' senz'altro ben realizzato, considerata l'esiguità del budget a disposizione (12 milioni di dollari dichiarati): discreto il cast, buona la fotografia, più convincente nelle scene "normali" che in quelle nella città di mezzo, e a proposito, voglio tornare un attimo sul discorso delle influenze.
La principale fonte di ispirazione per gli autori è senz'altro Alan Moore: se il protagonista è fin troppo simile a Rohrshach di Watchmen (anche l'elemento scatenante la sua crociata è identico, il rapimento finito male di una bambina), l'atmosfera deve molto a V for vendetta. Ma non solo: sono chiare le influenze milleriane (sin city, e il più recente e pessimo the spirit, che Will Eisner possa riposare in pace...) nonchè di altri film del genere come il classico Blade Runner o Dark City. Insomma, il tutto è ben realizzato, ma sa un po' di già visto, e i vari clichè del genere, come la voce fuori campo, non mancano. In pratica il risultato è curiosamente quello di un film che riesce ad essere più insolito ed originale nell'idea che sta alla base della sceneggiatura che non nella realizzazione vera e propria. Io non sono rimasto molto convinto, ma non credo che comunque meriti la stroncatura. Tutto sommato, se visto con la dovuta attenzione, pena il non capire alcuni passaggi fondamentali, è un prodotto con la sua dignità.
IL GIUDIZIO DEL CRITICO ***